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Mercoledì 13 gennaio 2010 la Regione, nella forma della IV Commissione presieduta da Alessandro Colautti, ha invitato la Federazione Regionale dell’Ordine APPC ad un’audizione in merito alle Linee Guida relative alla legge n. 22/2009 “Procedure per l’avvio della riforma della pianificazione territoriale della Regione”.

L’incontro è stato introdotto dall’assessore Seganti, che ha illustrato le ragioni del provvedimento, di natura procedurale più che contenutistico. I contenuti della riforma infatti dovranno scaturire dalle previste conferenze di copianificazione. Uno degli aspetti principali della riforma consiste nel ribaltamento della procedura, attraverso cui non è più la Regione che propone i contenuti della riforma, ma le cosiddette conferenze di copianificazione. L’obiettivo dichiarato dall’assessore è quindi quello di evitare che la riforma diventi norma cogente nei confronti dei Comuni che in questo modo dovrebbero adeguare la propria normativa attraverso varianti entro un lasso di tempo definito.

Numerose le delegazioni di operatori intervenute, le cui riflessioni hanno interessato a vario titolo alcuni argomenti comuni, come il rapporto con la pianificazione previgente, le questioni legate all’area vasta, il quadro strategico in cui si situa la riforma, i rapporti con i piani di settore, la proposta di assegnare l’incarico della redazione del piano esternamente, attraverso bando di gara europeo.

Particolarmente articolati gli interventi dei rappresentanti dei Comuni e delle Province. Mentre i primi infatti, rappresentati dall’ANCI (Comuni Italiani) del Friuli Venezia Giulia, hanno espresso la loro viva soddisfazione per l’esplicito riconoscimento espresso nel provvedimento del ruolo centrale del Comune, i secondi, le Province, hanno rivendicato il loro ruolo di trait-de-union tra Comune e Regione all’interno della pianificazione di area vasta. Quest’ultima infatti va interpretata come vero e proprio livello operativo tra pianificazione regionale e comunale. Un livello operativo interpretato dai Piani di Coordinamento Provinciale previsti dalla LR 52/1991 e in maniera analoga, in quasi tutto il resto d’Italia. Una posizione questa che, se da un lato evidenzia la crisi di questa istituzione a livello regionale (non si dimentichi l’annoso dibattito anche nazionale sulla necessità di abolire le Province), dall’altro ha dimostrato negli anni il fallimento della pianificazione a livello provinciale con ben pochi piani provinciali che hanno visto la luce e ancor meno l’effettiva attuazione.

La questione dell’area vasta, ovvero di come organizzare questo fondamentale livello intermedio di pianificazione, è stato quindi uno degli oggetti principali del dibattito. Da un lato non risulta ancora chiaro quali siano i soggetti di questa pianificazione, il testo vagamente indica “un qualsiasi soggetto istituzionale che cura il territorio e che per primo individua la problematica oggetto di attenzione”, dall’altro la riforma individua dei non meglio precisati Sistemi Territoriali Locali (STL) in cui attivare processi di pianificazione integrata.

In questo quadro è stata espressa dai più la preoccupazione per l’enorme lavoro fatto in questi anni a livello di pianificazione che andrebbe in qualche modo recuperato. Si ricorda infatti che nel 1997 era stato elaborato  un progetto di Piano Territoriale Regionale Generale (PTRG), nel 2003 un’ipotesi di Piano Territoriale Regionale Strategico (PTRS) e, infine, nel 2007 era stato adottato dalla giunta Illy il Piano Territoriale Regionale (PTR). Un percorso che non può essere azzerato, nonostante l’evidente cambio di punto di vista impostato dall’attuale Giunta Regionale.

A questo si aggiunga la preoccupazione espressa da molti sul quadro strategico complessivo della riforma. Se è vero infatti che la giunta Illy si era data un preciso quadro strategico, individuando la regione come piattaforma logistica che sviluppa settori affini come il turismo (in particolar modo quello invernale) ed altri settori produttivi a forte rilevanza innovativa, e in questo contesto aveva impostato la sua politica territoriale complessiva, l’attuale documento non sembra dimostrare un’analoga previsione, seppur con altri legittimi obiettivi. Un’assenza che, seppur giustificabile dalla caratteristica procedurale più che contenutistica dell’attuale provvedimento, desta non poche perplessità in molti dei soggetti intervenuti all’audizione. I quattro obiettivi espressi dal provvedimento infatti appaiono da un lato troppo generici, dall’altro troppo specifici.

Un atro argomento trattato è stato quello dei rapporti con la pianificazione di settore, un ambito in cui vanno collocati gli sviluppi legislativi non solo nazionali, ma anche europei, come, per esempio, l’approvazione della direttiva Bolkenstein sulla liberalizzazione dei servizi (2006/123/CE). Inoltre appare ancora disatteso il codice Urbani sulla pianificazione paesaggistica, di cui non si parla.

Un ultimo punto molto dibattuto è quello relativo all’affidamento dell’incarico per la stesura del piano ad un professionista esterno attraverso gara europea. Giustificata dalla riduzione degli effettivi della Direzione Generale alla Pianificazione Territoriale a solo 9 componenti, molti operatori si sono domandati come sarà possibile per un così esiguo numero di persone far fronte a tutte le conferenze di copianificazione previste dalla normativa. Praticamente quasi tutti i soggetti si auspicano invece il rafforzamento degli uffici regionali al fine non solo di seguire il processo di formazione del Piano, ma anche di seguirne l’attuazione nel tempo. Un apprezzamento esplicito alle competenze regionali interne agli uffici che ha contribuito non poco a creare un clima costruttivo e collaborativo tra le istituzioni e gli operatori.

L’Ordine degli architetti paesaggisti pianificatori e conservatori della Provincia di Trieste ha quindi deciso di istituire una commissione apposita per poter dare il proprio contributo alla stesura delle linee guida della riforma del governo del territorio, nell’ottica di quello rapporto di collaborazione e concertazione auspicato non solo dalla nostra istituzione, ma anche dalla Regione stessa. Alcuni gentili colleghi hanno già dato la loro disponibilità, tuttavia invitiamo tutti i soggetti interessati a inviare una e-mail per proporre la propria candidatura entro lunedì 1 febbraio. Il percorso d’approvazione sarà particolarmente lungo e complesso. In quest’ottica sarà necessario istituire una commissione a lungo termine, a differenza di quelle istituite fino ad oggi. Con coloro i quali fossero interessati a dare un contributo di qualsiasi natura a questo processo individueremo insieme le modalità e le tempistiche di partecipazione.

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